Gli imballaggi compostabili biorepak vanno conferiti nell'umido(organico)

Questa pagina è stata realizzata con contributi relativi al Bando di comunicazione locale 2025 Consorzio Biorepack

Imballaggi in bioplastica compostabile: come riconoscerli e dove conferirli


Le bioplastiche compostabili certificate secondo la norma internazionale EN 13432 sono materiali innovativi, biodegradabili e compostabili, a basso impatto e ad alte prestazioni, nate con lo scopo di rendere più efficiente la raccolta della frazione umida dei rifiuti, risolvere il problema del riciclo di imballaggi per uso alimentare, contribuire a un’agricoltura rigenerativa.

Con caratteristiche di leggerezza e resistenza simili a quelle della plastica tradizionale ed elevate performance d’uso e di servizio, le bioplastiche compostabili, riciclabili con la raccolta della frazione umida, rappresentano perfettamente i principi dell’economia circolare: nel loro fine vita, attraverso il compostaggio industriale, si trasformano in un ammendante in grado di riportare carbonio nel terreno contribuendo così a risolvere il problema della desertificazione dei suoli.

AMIU, in collaborazione con il consorzio Biorepack, ha avviato una campagna di comunicazione finalizzata ad aiutare persone e famiglie a riconoscere e conferire correttamente gli imballaggi in bioplastica compostabile certificata.

 Quando parliamo di imballaggi in bioplastica compostabile, ci riferiamo a tutti quei materiali pensati per contenere o proteggere alimenti e che, al termine del loro utilizzo, possono seguire lo stesso percorso dei rifiuti organici. È il caso, ad esempio, dei sacchetti della frutta e della verdura distribuiti nei supermercati, dei sacchetti per la raccolta dell’umido domestico, delle vaschette usate per confezionare panini, formaggi o ortaggi, degli involucri per biscotti, grissini o frutta secca, fino ad arrivare ad alcune pellicole per alimenti e a determinati contenitori da asporto, fino alle capsule per bevande e caffè, purché chiaramente etichettati come compostabili.

Non basta infatti che un imballaggio venga definito “bio” o “green”: per essere compostabile deve riportare la dicitura “compostabile secondo UNI EN 13432” oppure un marchio riconosciuto come DIN CERTCO, OK Compost o Compostabile CIC. In assenza di questi elementi, l’imballaggio non può essere trattato come rifiuto organico.

 

loghi imballaggi compostabili

Il corretto conferimento è fondamentale. Gli imballaggi in bioplastica compostabile vanno gettati nel contenitore dell’organico, insieme agli scarti alimentari. Non devono mai essere messi nella plastica tradizionale, perché non sono riciclabili con quel sistema. Quando vengono conferiti correttamente, diventano compost di qualità, utile per l’agricoltura e il verde urbano. Al contrario, se finiscono nel contenitore sbagliato, possono compromettere la buona riuscita della raccolta differenziata. 

Biorepack è il consorzio nazionale che si occupa del fine vita degli imballaggi in bioplastica compostabile. Lavora in stretta collaborazione con gestori come AMIU per garantire la corretta raccolta e trasformazione di questi materiali, ma anche per promuovere campagne informative che aiutino i cittadini a riconoscere le bioplastiche compostabili e conferirle correttamente.

Per approfondire, visita il sito www.biorepack.org.

Fare la raccolta in modo corretto è un gesto semplice, ma essenziale.

Cosa si può buttare nell’umido se è compostabile?

Tutti i materiali che riportano la dicitura “compostabile” e/o la certificazione secondo UNI EN 13432 :sacchetti per la frutta e la verdura distribuiti nei supermercati,
sacchetti compostabili per la raccolta dell’umido domestico,
film e pellicole compostabili per alimenti (biscotti, grissini, snack, ecc.),
vaschette per alimenti freschi (come ortaggi, frutta, salumi o formaggi),
tappi e coperchi compostabili per contenitori alimentari,
capsule per bevande compostabili certificate (caffè, tè),
confezioni da asporto compostabili, se dichiarate conformi alla norma UNI EN 13432.

Domande frequenti (FAQ)

Come faccio a capire se un imballaggio in bioplastica è compostabile?
Deve riportare chiaramente la dicitura “compostabile secondo la norma UNI EN 13432”. Spesso è accompagnata da un simbolo riconoscibile, come il logo DIN CERTCO, OK Compost o Compostabile CIC. Se non è specificato, meglio non buttarlo nell’organico.

Tutti i sacchetti trasparenti della frutta sono compostabili?
No. Lo sono solo quelli certificati compostabili, distribuiti nei supermercati in sostituzione dei vecchi sacchetti in plastica. Se il sacchetto è compostabile, viene indicato in modo visibile.

Posso buttare nell’umido i piatti o le posate usa e getta “bio”?
Solo se sono certificati compostabili secondo la norma UNI EN 13432. In assenza di questa dicitura, anche se sembrano “ecologici”, devono essere considerati plastica o secco residuo, a seconda del materiale.

Perché non posso buttare gli imballaggi compostabili nella raccolta della plastica?
Perché si degraderebbero durante il processo di riciclo della plastica, compromettendo l’intero carico. Gli imballaggi compostabili non sono plastica tradizionale e devono seguire un percorso separato, quello dell’organico.